LE OSSA DEL DRAGO

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Sentieri Magici dai Menhir ai Celti
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Narra un'antica leggenda celtica che dall'inizio del mondo un grande serpente, con ali e corna, giaccia sepolto sotto il manto della Terra. Le sue spire si spingono sin nel profondo del vasto mare Oceano e le sue ossa sostengono le montagne più alte. Suo è il potere che percorre il mondo, affiorando più potente là dove le sue ossa sono più vicine alla superficie.

Il saggio, "l'uomo che sa" (druid in gallico), il Druido, conosce le linee di forza di quel potere. Linee che percorrono in lungo e in largo il territorio in flussi concentrati sotto la superfice terrestre. La sua particolare conoscenza, la sua sintonia con la Natura e le frequenze che essa sviluppa, permettono al Druido di convogliare e di utilizzare l'energia che naturalmente si concentra in quei luoghi di potere. Alcuni Autori latini citano nel lungo elenco delle conoscenze dei Druidi anche la "scienza della terra", mentre i Greci definivano i Druidi "filosofi della natura".
Nella geomanzia del druidica viene descritto un costante flusso energetico che attraversa il nostro stesso pianeta, pervadendo, vivificando e rigenerando ogni cosa. Una energia sottile e pervasiva che scorre in tutte le cose viventi ma, per capire l'ampiezza di questo pensiero, bisogna tener presente che per il druidismo tutti e quattro i Regni sono "viventi" cioè dotati di energia vitale: Quindi anche una pietra "vive", la sua energia vitale differisce dalla nostra solo per una frequenza di vibrazione infinitamente più bassa.

I Celti, giungendo in Europa nel II millennio avanti Cristo, trovarono le grandi opere megalitiche delle culture che li avevano preceduti già finite e pronte a riceverli. I Celti si amalgamarono con le genti conquistate, le loro conoscenze e costumi si mescolarono, ne appresero culti e credenze, utilizzando a loro volta i cromlech, i menhir e i dolmen che i "giganti" del passato avevano eretto.
Gli uomini del Neolitico e dell'età del Bronzo erano certamente ancora dotati di quella sensibilità naturale oggi limitata agli animali, a pochi sensitivi e ai cosiddetti rabdomanti. Una seconda vista che percepisce il fluire delle forze o perlomeno il loro differenziale. Di sicuro i loro Druidi possedevano per iniziazione e studio quel minimo di percezione necessario a scegliere il luogo adatto per concrntrare, trasformare e utilizzare le energie "telluriche". Quelle stesse forze sotterranee che essi ritenevano in grado di vivificare la terra e di dare maggior potere ai loro riti di rinascita e comunione con la Natura.
Così le antiche leggende popolari dei paesi celtici d'Europa, ancora ricordate ai giorni nostri, parlano della magia di antiche pietre erette, che guariscono i mali di coloro che giacciono presso di loro nella notte di plenilunio, o di luoghi sacri da tempo immemorabile ove la confluenza di energie sotterranee rende più facile il collegarsi all'aldilà. Altre storie narrano di come in particolari notti dell'anno, si apra un varco tra il mondo fisico della menifestazione e gli infiniti "Mondi dai Mille Colori" dello Spirito e degli Dei.

In molti altri popoli indoeuropei esistono simili tradizioni e leggende. Nella maggior parte dei casi la mitologia racconta "di un drago del caos (o di un serpente primordiale) che all'inizio (del tempo) viene affrontato e sconfitto dal Dio della Luce che lo uccide e crea, dai frammenti del suo cadavere, il cielo e la terra; oppure lo mette al bando," rimandandolo nelle dimensioni ctonie da cui era venuto.
È l'incarnazione delle forze telluriche e sotterranee, la potenza che trattiene e governa "le acque superiori e inferiori".

Da queste conoscenze delle forze controllate dalle "Ossa del Drago" venivano fatti risalire alcuni dei poteri dei Druidi. Da qui viene fatto derivare il potere druidico di comandare alla Terra. Si può prendere un esempio dalla ricca mitologia celtica dell'antica Irlanda ove nel racconto dell'Assedio di Druim Damhgaire, il druido Mog Ruith comanda a una collina di sprofondare sotto i piedi dell'esercito nemico.
"Mog Ruith prese a soffiare sulla collina. Nessun guerriero del Nord riusciva a restare nella propria tenda, tanto forte era la tempesta e i druidi ignoravano da dove essa venisse su di loro. Continuando a soffiare sulla collina, Mog Ruith disse queste parole: «Io volto, io rivolto...». Allora la collina scomparve, avvolta in nubi nere e in un turbine di nebbia. La maggior parte dell'esercito atterrì udendo l'urlo delle schiere, il tumulto dei cavalli e dei carri, il fragore delle armi infrante rimbombare, quando la collina si spezzò alla base. Gran parte dell'esercito affondò nei tormenti dell'agonia. Tutti sprofondarono nello scoraggiamento e nella tetraggine."

Così pure il potere del Drago, punto di unione degli elementi, Terra Aria e Fuoco, dà ai Druidi anche il potere sulla nebbia, stato intermedio tra acqua e calore, vero respiro del Drago che trasuda dal suolo sotto cui il leviatano riposa. Materia inafferrabile, la nebbia avvolge e confonde il nemico immobilizzandolo o impedendogli di scorgere chi deve rimanere celato....

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Arthur Breizh