I Guerrieri Celti

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Spirito Cavalleresco e Furor Barbarico
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Finalmente la ristampa del volume da tempo esaurito in una nuova versione ampliata e corretta. La fama dell'abilità guerriera dei Celti ha travalicato i secoli, ma quali erano le armi, le tattiche, le credenze e la filosofia dei Guerrieri Celti? Questi e molti altri i temi affrontati dal testo di Rolf qui ristampato in una versione ampliata e approfondita.

Presso i celti l'importanza della guerra era tale da coinvolgere tutti gli aspetti della vita quotidiana sino ad includere anche la dimensione religiosa. Questa visione del mondo veniva loro instillata nel corso di lunghi anni d'addestramento. Già Cesare, nel suo "de bello Gallico" ci ricorda che presso i Galli i maschi finché non erano abbastanza grandi per portare le armi, non avevano diritto a presentarsi in pubblico e che i celti consideravano particolarmente vergognoso che un figlio non ancora adulto si mostrasse in pubblico accanto al padre.

Tutte le fonti antiche concordano nel sottolineare l’importanza che la guerra aveva presso i Celti.

Il popolo celtico era formato da centinaia di tribù che si combattevano senza sosta, che consideravano l’onore come un tesoro inestimabile da difendere a qualsiasi prezzo, e la guerra vissuta come un piacevole passatempo. Praticamente ogni uomo libero possedeva un armamento completo e veniva addestrato fin dalla più giovane età all’uso delle armi.

Sul loro coraggio guerriero gli storici antichi riportano innumerevoli aneddoti. Diodoro Siculo attesta che i guerrieri celtici disprezzavano a tal punto la paura della morte da affrontare i pericoli della battaglia senza armature di protezione. La nudità in battaglia era parte di un rituale codificato da profonde credenze filosofico religiose e non era quindi da intrerpretarsi unicamente come una dimostrazione di temerarietà. In questo comportamente traspare dunque un primo accenno simbolico del profondo significato religioso attribuito dai Celti alla funzione guerriera. Ruolo questo che non era per tutti, ma che l’uomo libero, unico autorizzato a portare armi, arrivava a esercitare a pieno titolo solo dopo un lungo e e duro apprendistato fisico e mentale svolto anche sotto la guida del Druido oltre che dei guerrieri anziani.

 

La prima segnalazione l’esistenza dei Celti ci giunge da uno storico contemporaneo nel cosiddetto resoconto del “Periplo” di Ecateo di Mileto, (nato a Mileto verso il 550 a.C. e morto attorno al 476 a.C.). Grande viaggiatore, Geografo e Storico del mondo greco antico Ecateo di Mileto fu tra i primi autori di storia e geografia in prosa del mondo greco. Come un moderno reporter, egli viaggiò molto descrivendo i paesi visitati, la loro cultura, la storia, la geografia; le ricchezze naturali del luogo e le genti che vi vivevano, le tradizioni, gli usi, i costumi particolari e la religione. Le sue annotazioni furono poi utilizzate a più riprese dagli Autori successivi.

Le più attendibile segnalazioni archeologiche su quell'ampio fenomeno culturale che oggi chiamiamo civiltà celtica, ci giungono invece da tumuli sepolcrali lapidi e urne funerarie.

Nella zona francese compresa tra i dipartimenti della Marna e dello Champagne, furono rinvenute numerose ricche sepolture di guerrieri celtici, disposti per il loro ultimo viaggio con tutte le loro armi (scudo, spada, pugnale, lancia, elmo), otri di vino e di sidro, servizi di coppe e scorte di cibo. In molte di queste tombe, smontato o intero, compare anche un carro da battaglia a conferma del potere e della ricchezza della casta guerriera nella società celtica del periodo noto oggi come periodo di “La Tène antica”, poi a sua volta suddivisi in La Tène a e La Tène b che di fatto sono successivi al periodo culturale padano dell'area di Golasecca che, essendo stato scoperto successivamente, fu impropriamente denominato come La Tène Padano.

I corredi funebri di questa epoca ci fanno intravvedere una società opulenta, articolata e raffinata. L’organizzazione militare dei popoli celtici era fortemente influenzata dalla condizione sociale. Importante e grandemente rinomata presso gli altri popoli era la cavalleria celtica, composta dai nobili e dai loro seguaci. La fanteria celtica costituiva come sempre la forza principale degli eserciti ed era invece formata dagli appartenenti alle classi inferiori.

Oggi sappiamo che in tale struttura sociale gli individui erano organizzati secondo una rigida gerarchia che andava dal ricco guerriero aristocratico, possessore di molti capi di bestiame, sino al semplice uomo libero, agricoltore o artigiano, proprietario solo delle proprie armi e del suo orgoglio di guerriero.

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Franco Rolf