I TAROCCHI

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Da dove nascono i Tarocchi? Secondo la storia conosciuta sembrano aver origine dal nulla, ma secondo la tradizione dei Popoli naturali questo gioco arriva da molto lontano.
Da epoca antica ci sono stati tramandati miti e leggende che raccontano qualcosa di prezioso caduto dal cielo. Ce lo ricorda il mito del Graal, oppure il mito di Fetonte, che riguarda le valli piemontesi. In esso si narra di un dio che scese sulla Terra su un carro d'oro e insegnò agli uomini le scienze, la medicina e l'Alchimia dell'interiore. Qui l'Alchimia è rappresentata da una ruota d'oro forata che Fetonte donò agli uomini prima di lasciare la Terra. Questa sarebbe l'origine dei Tarocchi.
In effetti, i Tarocchi vengono disposti solitamente come una ruota forata, manifestazione dell'insegnamento degli antichi druidi.

I Tarocchi sono presenti nella nostra quotidianità. Li scopriamo tra le opere d'arte, li troviamo tra le carte da gioco, negli oggetti da collezione, nei libri di storia.
Chi non ha mai usato i Tarocchi? Per gioco o per scoprire qualcosa di se stessi e della propria situazione esistenziale oppure solamente per superstizione culturale.
I Tarocchi fanno parte della nostra cultura, non soltanto quella occidentale, e sono legati indissolubilmente alla nostra storia. La loro consultazione è stata oggetto d'attenzione da parte di molti sovrani e personaggi illustri che vedevano nel loro responso la possibilità di prevedere futuri eventi politici e militari. Personaggi quali Carlo VI di Francia o esponenti di casati italiani quali i Visconti e gli Sforza si fecero dipingere dei mazzi di Tarocchi che, in seguito, sarebbero divenuti preziose miniature d'epoca.
Nel nostro tempo, molti sono i personaggi illustri che si dedicano allo studio dei Tarocchi. Il regista Alejandro Jodorowsky, appassionato studioso di Tarocchi da più di quarant'anni, ha operato un restauro dei Tarocchi di Marsiglia insieme con il discendente diretto della famiglia Camoin, ultimo tipografo marsigliese dei famosi Tarocchi. Palmiro Togliatti possedeva un preziosissimo mazzo di Tarocchi di famiglia che proveniva dal bisnonno e tutte le mattine lo consultava per orientarsi nella giornata. Non era solo uno strumento di divinazione, ma anche una consultazione filosofica, una sorta di specchio dell'interiore.
Oggi i Tarocchi sono usati perlopiù come carte da gioco, soprattutto nei paesi del Sud della Francia e dell'Italia, accompagnati anche da scommesse.
Nei Tarocchi usati per la divinazione troviamo un aspetto più intimista, che ce li mostra come un libro contenente un significato di alta filosofia e una cosmologia che riguarda l'universo e l'uomo.
I Tarocchi sono degli oggetti che abbiamo accanto, ma ai quali non sappiamo dare una collocazione; ci accompagnano, ma non sappiamo dare loro un'origine. Qualcuno li ha messi accanto a noi, ma chi? Ci seguono nella nostra storia e possono servire come un riferimento, come specchio dell'anima per dar vita a una sorta di divinazione, un contatto con l'inconscio che riesce a leggere situazioni che normalmente ci sfuggono, e alle volte prevedere il futuro. Possono servire anche come riferimento di una filosofia naturale che può accompagnare l'uomo dandogli dei suggerimenti.
Da dove nascono i Tarocchi? Secondo la storia conosciuta sembrano aver origine dal nulla, ma secondo la tradizione dei Popoli naturali questo gioco arriva da molto lontano.
Conviviamo con una realtà molto antica che non viene mai considerata, una cultura imponente che è sempre presente tra noi ed è planetaria: il megalitismo. Monumenti vistosi di cui solitamente non ci accorgiamo, ma che sono tra noi. Da quest'epoca antichissima ci sono stati tramandati miti e leggende che raccontano un evento particolare: qualcosa di prezioso è caduto dal cielo in mezzo a noi. Ce lo ricorda il mito del Graal (dall'acronimo degli alchimisti medievali: Gnosis Recepita Ab Antiqua Luce), oppure il mito più storicizzato di Fetonte, che riguarda le valli piemontesi.
In esso si narra di un dio che scese sulla Terra su un carro d'oro e insegnò agli uomini la matematica, le scienze, la medicina e l'Alchimia dell'interiore. Qui l'Alchimia è rappresentata da una ruota d'oro forata che Fetonte donò agli uomini prima di abbandonare la Terra. Questa sarebbe l'origine dei Tarocchi.
In effetti, nella manifestazione espositiva o divinatoria i Tarocchi vengono disposti solitamente come una ruota, un cerchio con un centro vuoto, una ruota forata. Tale raffigurazione è anche il simbolo del Graal, manifestazione dell'insegnamento degli antichi druidi.
Il nostro passato è stato segnato dal passaggio di creature misteriose che hanno fatto un dono all'umanità. Secondo la tradizione druidica il dono si traduce in ventidue archetipi che riflettono tutti i fenomeni psicologici, fisici e storici che ciclicamente si verificano nel nostro mondo. Questi ventidue elementi nel tempo si sono fatti notare: li troviamo per esempio nelle ventidue lettere dell'alfabeto runico o nelle ventidue lettere dell'alfabeto greco o, ancora, nelle ventidue lettere dell'alfabeto ebraico o nel libro dell'Apocalisse costituito da ventidue capitoli.
Nello sciamanesimo druidico esiste l'Hatmar – la "ruota degli hat" – composto da ventidue archetipi che costituiscono un vero e proprio cammino iniziatico. Questo percorso è simbolicamente rappresentato da ventidue simboli che nel tempo hanno assunto vari aspetti. La rappresentazione di questi ventidue archetipi si è trasformata da pietre di fiume o frammenti di meteoriti in fonemi e poi in gemme, fino ad arrivare alle ventidue lamine recanti disegni con immagini simboliche che hanno dato origine ai Tarocchi.
Parallelamente, nell'antico Egitto i ventidue archetipi erano usati attraverso l'esposizione di ventidue statue che costituivano un percorso religioso, una via iniziatica. Successivamente è avvenuta un'elaborazione grafica delle lamine che ha aggiunto ai simboli druidici raffigurazioni di natura alchemica arabo-ebraica. Nel crogiuolo rinascimentale sono poi comparse le ventidue lamine così come oggi le conosciamo, a cui la tendenza divinatoria popolare ha aggiunto le cinquantasei carte, inserite con una logica ben precisa legata al simbolismo del Graal. Infatti, denari, bastoni, spade e coppe si riferiscono al simbolismo della narrazione di Chrétien de Troyes nel Roman de Perceval ou le conte du Graal, scritto nel XII secolo, in cui, per la prima volta nella storia ufficiale alla soglia del nuovo millennio, si parla del Graal e dei quattro simboli a cui si ispirano le carte dei Tarocchi.
Oggi il mazzo di Tarocchi moderni è costituito da settantotto carte e si suddivide in ventidue Arcani Maggiori e cinquantasei Arcani Minori. Gli Arcani Maggiori sono usati in modo elitario, per una consultazione filosofica e divinatoria di tipo introspettivo, mentre l'intero mazzo di carte, nell'uso popolare, è comunemente identificato come strumento di divinazione.
Tuttavia, sarebbe riduttivo relegare i Tarocchi a semplice strumento divinatorio. Le sorprese che ci possono riservare sono molte, dalla scoperta delle loro origini al simbolismo che rappresentano e alle intuizioni che sono in grado di suscitare. Sorprese che si riveleranno a ognuno sulla base della disponibilità e della capacità di comunicare, senza barriere, con il proprio Io interiore.

Giancarlo Barbadoro scrittore e musicista, ha fondato la Scuola di Kemò-vad Sole Nero. La sua ricerca si ispira all"Arte alchemica del Silenzio", un percorso rivolto alle antiche tradizioni dei druidi del Nord Europa, che egli esprime attraverso i libri, la poesia e la musica. È autore di numerosi testi sul celtismo e sulle tradizioni dei Nativi europei, in cui ha raccolto le testimonianze e le esperienze delle antiche famiglie celtiche del Nord e Centro Europa per dare continuità alla tradizione druidica. è membro del LabGraal, gruppo rock celtico a cui partecipa nella doppia veste di flautista e poeta. E' delegato ONU e rappresentante di sei organizzazioni indigene. Insieme a Nativi di tutti i continenti ha fondato la Ecospirituality Foundation, una organizzazione in stato consultativo con l'ONU che lavora per la tutela dei luoghi sacri e delle tradizioni dei Popoli naturali.

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Giancarlo Barbadoro