Aires, Sarah e altre Fate

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Antiche Leggende sui Fairies di Conegliano
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Storie fatte di Fate
"C'era una volta".
Diciamoci la verità: quanto ci manca un incipit del genere? Del genere "fiaba", intendo.
Secondo me, ci manca moltissimo. Ci manca, in tutto questo nostro vivere e scrivere e raccontare e ascoltare l'attualità, un bel salto all'indietro. Non tanto in un passato prossimo o remoto, quanto in un passato fantastico. Che può esserci o non esserci stato "per davvero", ma che ci sorride comunque, oltre il pungente (e contingente) filo spinato del tempo.
Le fiabe narrate da Sara Zanette sono tutte ambientate nel paese del C'era una volta. Il C'era una volta, per Sara (13 anni!), non è un indizio temporale o un pretesto narrativo, è una coordinata d'invenzione sulla latitudine della fantasia.
Percorrendo, con la bella formula dell'ellissi o della sintesi epigrammatica, vicende fatte di fate, ma anche di prìncipi, incantesimi e magie, la giovanissima autrice personalizza (nell'alveo della tradizione) la fiaba classica. Un genere letterario che ha avuto i suoi prodromi presso i Greci e i Latini, ma che come genere letterario autonomo esiste in Europa da "soli" 300 anni. Dopo il "Pentamerone" di Giovambattista Basile (una raccolta di 50 fiabe, uscite nel 1636, che ebbero un grande successo soprattutto in Francia), tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, fu proprio la Francia a codificare la fiaba come un genere letterario in grado di ricreare un mondo lontano dalla noiosa realtà quotidiana.
E le fiabe di Sara sono in grado di replicare l'esperienza. Di ricreare. Di creare un mondo lontano. Un mondo fatto di C'era una volta.
E il bello di queste storie (e la bravura di questa giovane autrice) è che questo mondo narrato ha poco, pochissimo di improvvisato. Ve le ricordate le "Carte di Propp?". Se non le ricordare fa niente. Vi do qualche indicazione sommaria (così che la mia fallace presentazione possa apparire persino meno fallace): Vladimir Popp, studioso russo vissuto tra l'incantesimo dell'Ottocento e il pragmatismo dei nostri giorni, aveva individuato nella fiaba ruoli e soggetti e funzioni ricorrenti. Aveva, per esempio evidenziato, la presenza – in questo genere letterario caro alla tradizione russa – di un protagonista/eroe, di un antagonista, di un falso eroe...Aveva messo a fuoco la presenza di luoghi (la casa, la patria, il regno) o di oggetti (il dono fatato, il mezzo magico) che dovevano, nel prosieguo del racconto, creare una serie di eventi (partenza da casa dell'eroe, danneggiamento, smascheramento e punizione dell'antagonista) in grado di fare della fiaba un felice mezzo di trasporto: dall'infanzia all'età adulta, dall'utopia alla realtà, dal bene (e male) assoluto al bene (e male) relativo. O attuale.
Le fiabe di Sara non trasfigurano questo processo/percorso inevitabile dal c'era al c'è. Le fiabe di Sara lasciano sospesi tra le nuvole (dell'immaginazione e dell'immaginario infantile), tra il sogno, il dormiveglia e l'incanto. Non è tanto?
Emanuela Da Ros
Vittorio Veneto, Giugno 2012

96
88-7392-080-2
Sara Zanette