AGANIS E SBILFS

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Leggende di Fate e Folletti del Friuli
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Me None a diseve
Riscoprire le proprie radici è sempre qualcosa di inaspettato ma piacevole. Leggendo il volume scritto da Emanuela Paulin ho potuto recuperare ricordi d'infanzia, della nonna paterna che mi parlava nella sua marilenghe o lingua d'origine, un idioma diverso cui ero abituato, essendo nato e cresciuto a Treviso, ma che è subito diventato familiare.
Il recupero della memoria è un'esperienza che forse altri proveranno, dopo di me, sfogliando un libro che, pagina dopo pagina, trasuda storia e tradizione e ci immerge, con delicatezza, in un mondo antico e perduto. La lettura piacevole ed incantata di questo libro richiede un unico impegno. Chiudere gli occhi tra un capoverso e l'altro. Immaginate i protagonisti, ben tratteggiati, uscire dalla carta e vivere. Non rimarrete delusi. Anzi, potrete viaggiare con la mente sino ai magici luoghi descritti, per poi riemergere con il desiderio di poter toccare con mano, respirare a pieni polmoni l'atmosfera di un Friuli diverso ed affascinante, che ancora oggi trova spazio ed attenzione.
L'opera di Emanuela ci fa viaggiare negli elementi naturali, all'interno di una cultura antica, che tramanda l'importanza del contatto con ciò che ci circonda. I racconti, brevi ma intensi, proiettano il lettore tra fate e folletti, in una dimensione silvestre in cui ogni singolo personaggio affascina, incanta ed induce ad una profonda riflessione. Dove sono finite le Agane, dove si sono rintanati gli Sbilf? Chissà, forse ancora ci osservano, dal fondo di un freddo lago di montagna che ogni estate rischia di scomparire o sotto uno dei pochi alberi sopravvissuti alla cementificazione selvaggia. E se un tempo, non molto lontano, queste creature magiche popolavano racconti e sogni della gente semplice, abituata a parlare con la natura ogni giorno, oggi potrebbero ancora insegnarci molto.

Le tradizioni in fondo non si riducono a semplici filastrocche, comunque pregne di significato, oppure a sgargianti costumi che oggi potrebbero apparire come antiquati o superati. Dobbiamo conoscere noi stessi, il classico "chi siamo", per poter davvero comprendere la nostra esistenza. E quale modo migliore per avviare questo cammino di riscoperta se non recuperando quelle storie di saggezza ancestrale, quelle metafore ed allegorie che al loro interno celavano preziosi insegnamenti?
Buona lettura. E buon viaggio.
Federico Bettuzzi
Treviso, 3 Luglio 2012

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88-7392-072-1
Emanuela Paulin